Andrea Marini
L'artista si racconta:
Firenze, febbraio 2004
Nel mio “costruire” ho sempre lavorato con forme non del tutto risolte nella loro configurazione ma colte in uno stato di crescita, di cambiamento quasi fossero “organismi viventi”. Per accentuare questo senso di trasformazione degli oggetti ricorro spesso, all’uso di luci particolari (neon, lampadine, lampade di Wood) sentite come fonti di energia che alimentano e favoriscono un “virtuale” cambiamento della forma.
L’occasionale uso del suono, ripreso dalla realtà e rielaborato al computer, nel creare una sorta di cortocircuito tra reale e immaginario mi serve, non solo ad espandere la vitalità dell’opera nello spazio ma anche a stimolare nell’osservatore un processo di empatia con un ambiente “altro”.
Il mio intento è comunque quello di attivare in chi guarda la sensazione di una possibile vitale interazione tra naturale e artificiale e creare un “universo” dove il confine tra una realtà contaminata, alterata e una realtà fantastica appare estremamente labile.











