Chiara Lecca
L'artista si racconta:
Ritengo che il periodo dell’infanzia sia fondamentale nel plasmare la mente, non per nulla la psicanalisi ci ha indicato questo periodo come cruciale dell’esistenza umana: nel mio caso è trascorsa in un ambiente rurale, bucolico dove predominava il contatto con la natura, con la terra e con l’animale.
E’ la molteplicità di aspetti, spesso opposto tra loro, attribuiti al maiale durante la sua storia, ad attrarmi, il fardello di cui questo animale è stato caricato rende vivo il mio lavoro, l’ambiguità che l’uomo ha creato attorno a questo animale, tanto osannato quanto disprezzato, mi affascina. Esso non ha più un ruolo definito ma molteplici che variano diametralmente durante le epoche storiche, all’interno dei diversi ambiti culturali e addirittura all’interno dello stesso ambito culturale.
“Tra gli esseri umani e le loro vittime corre una somiglianza terrificante: c’è una malinconica identità tra la nostra vita sulla terra e l’orgoglioso confino del maiale nel porcile, tra il rumore della campana del pranzo e quello del secchio che sbatte, tra il nostro russare su una poltrona e il suo grugnire nella paglia. E io penso sempre come uno debba uccidere l’altro”. Edgar Allan Poe







